Quando si parla di diagnosi e trattamento dell’autismo, si pensa spesso all’età evolutiva. In realtà, l’autismo in età adulta può essere riconosciuto anche molti anni dopo, quando alcune caratteristiche del funzionamento della persona diventano più evidenti o iniziano a creare difficoltà nella vita quotidiana.
Ma come si arriva a una diagnosi tardiva di autismo? E cosa succede dopo la diagnosi?
In questo articolo approfondiremo le caratteristiche dell’autismo negli adulti, il percorso che può portare alla diagnosi e il ruolo del professionista nel supportare gli adulti autistici nella comprensione del proprio funzionamento e nella costruzione di un percorso personalizzato.
Caratteristiche dell’autismo in età adulta
L’autismo in età adulta può manifestarsi attraverso caratteristiche che riguardano principalmente la comunicazione e l’interazione sociale, insieme a interessi ristretti, modalità di comportamento ripetitive e particolari risposte agli stimoli sensoriali.
Negli adulti autistici, però, queste caratteristiche non sono sempre facilmente riconoscibili: possono assumere forme differenti, essere state compensate nel corso degli anni o emergere soprattutto in determinate situazioni della vita quotidiana.
Tra gli aspetti che possono essere presenti troviamo:
- difficoltà nella reciprocità sociale e nella comprensione di alcuni aspetti impliciti della comunicazione;
- interessi molto specifici e ristretti e una modalità di pensiero particolarmente focalizzata;
- difficoltà nella gestione di situazioni o contesti poco prevedibili;
- particolare sensibilità o reattività a stimoli sensoriali come rumori, luci o contatto fisico.
Proprio perché queste caratteristiche possono essere poco visibili o compensate, l’autismo in età adulta può essere difficile da individuare. La diagnosi tardiva non dovrebbe quindi basarsi sulla presenza di singoli comportamenti, ma sulla comprensione della loro qualità, della loro storia nel tempo e dell’influenza che hanno sul funzionamento e sulla vita quotidiana della persona.
Come si arriva alla diagnosi d’autismo in età adulta
Una diagnosi di autismo in età adulta non nasce dall’osservazione di un singolo comportamento, né dall’esito di un unico test. Il percorso parte dall’osservazione e dal colloquio clinico e richiede una ricostruzione approfondita della storia della persona, delle sue modalità di relazione e comunicazione e del modo in cui le caratteristiche autistiche incidono sulla vita quotidiana.
Le Linee Guida sulla diagnosi e il trattamento degli adulti con disturbo dello spettro autistico suggeriscono di affiancare al colloquio clinico strumenti di supporto alla diagnosi, tra cui ADOS/ADOS-2, ADI-R e RAADS-R, in base alle caratteristiche e alle necessità della persona.
Autismo in età adulta: il caso di G.
Il primo colloquio clinico risulta fondamentale, per questo ne riportiamo un caso presente nel corso “Intervento cognitivo comportamentale integrato per persone adulte autistiche”, svolto dalla Dott.ssa Giuseppa di Pasquale:
- G. si rivolge a uno psicologo per problemi di ansia e difficoltà nella relazione con i colleghi. Da anni si domanda perché per lei le relazioni sociali sembrino più complesse rispetto a quanto osserva nelle persone intorno a lei. Durante i primi colloqui appare molto formale e cordiale, utilizza un linguaggio forbito e risponde alle domande in modo estremamente preciso. Di fronte a domande aperte tende ad agitarsi e può chiedere di chiarire il significato di ciò che le viene domandato. Ricostruendo la sua storia emergono ulteriori elementi: durante l’infanzia faticava a creare legami con i coetanei, preferiva spesso isolarsi, aveva interessi molto specifici e mostrava difficoltà nelle situazioni di gruppo. Emergono inoltre una particolare sensibilità ai rumori e una marcata reattività ad alcuni stimoli ambientali.
Nessuno di questi elementi, considerato isolatamente, permette di formulare una diagnosi. È il loro insieme, osservato nel contesto della storia evolutiva e del funzionamento attuale, a fornire al professionista elementi da approfondire. La valutazione deve considerare anche eventuali strategie di compensazione che possono aver reso meno visibili alcune caratteristiche nel corso degli anni.
Per questo, la diagnosi tardiva può richiedere un percorso articolato e una diagnosi differenziale accurata: alcune caratteristiche possono sovrapporsi a quelle di altri disturbi o essere state precedentemente interpretate in modo diverso. L’obiettivo non è quindi “trovare l’autismo” attraverso una checklist, ma comprendere il funzionamento della persona nella sua complessità.
Come supportare il paziente con diagnosi tardiva
Ricevere una diagnosi di autismo in età adulta può rappresentare un momento importante e richiedere un periodo di elaborazione e comprensione. Il ruolo del professionista non si esaurisce con la diagnosi: è necessario accompagnare la persona nella conoscenza del proprio funzionamento e nell’individuazione dei supporti più utili per la sua quotidianità.
Il percorso dovrebbe partire dai bisogni individuali, approfondendo, quando necessario:
- il profilo adattivo, psicoeducativo e sensoriale;
- il funzionamento cognitivo e neuropsicologico;
- la qualità di vita;
- gli aspetti abitativi, lavorativi e occupazionali.
Sulla base di questa valutazione, il professionista può costruire un intervento personalizzato attraverso percorsi psicoeducativi e strategie mirate. Per concludere, l’obiettivo di una diagnosi tardiva non rappresenta l’attribuzione di un’etichetta ma può diventare un’occasione per comprendere meglio la propria storia e individuare modalità più efficaci per affrontare la vita quotidiana.