La terapia di coppia nasce dall’esigenza di dare spazio e significato alle difficoltà relazionali che possono emergere nel corso della vita condivisa. Per sostenere questo lavoro, il clinico può fare riferimento a modelli di intervento strutturati, capaci di offrire una cornice chiara e strumenti utili al cambiamento. In questo articolo ci soffermiamo sul Metodo Gottman, esplorandone i presupposti teorici e il modo in cui può essere applicato nella terapia di coppia, con l’obiettivo di favorire relazioni più consapevoli e soddisfacenti.
La relazione come spazio di cura
Ogni clinico sa bene che di relazioni ci si ammala e di relazioni si guarisce.
Molte delle persone che incontriamo nelle nostre stanze di terapia arrivano infatti con domande relazionali:
- difficoltà a gestire i conflitti;
- fatica ad instaurare relazioni amicali lavorative e sentimentali soddisfacenti;
- sensazione di non trovare mai le persone giuste di cui circondarsi.
Ogni psicoterapia è sempre, a qualche livello, una psicoterapia relazionale perché, a partire dalla relazione terapeutica, lavora – con strumenti e obiettivi differenti a seconda dei casi e dei modelli di riferimento – anche sul benessere delle relazioni.
Ci sono però situazioni in cui la relazione diviene il perno principale su cui è necessario articolare l’intervento psicologico: è il caso, ad esempio, della terapia di coppia.
Tra i modelli di intervento per la coppia con più prove di efficacia vi è sicuramente il Metodo Gottman. Ideato da John e Julie Gottman – colleghi e coniugi – questo modello ha l’obiettivo di aiutare le coppie a sviluppare relazioni durature e soddisfacenti.
Cos’è il Metodo Gottman?

Alla base del Metodo Gottman vi è l’idea che una coppia solida possa essere paragonata ad una casa a più piani. Le fondamenta della casa sono rappresentate dall’impegno e dalla fiducia. Una coppia che funziona è una coppia in cui ci si impegna per costruire un progetto di vita insieme, e in cui si ha fiducia nel fatto che l’altro pensi ed agisca per la felicità di entrambi.
Se queste mura portanti esistono e sono solide, è possibile costruire vari piani, ciascuno “abitato” da atteggiamenti e comportamenti che, se deficitari, possono essere sviluppati attraverso la terapia.
La casa della relazione solida
- Al primo piano della casa c’è la costruzione delle “Mappe dell’Amore”. Ciascun partner ha bisogno di comprendere il mondo interno dell’altro: passioni, desideri, emozioni, esperienze di vita. Solo a partire da un’autentica attenzione alla mente dell’altro e alla sua esperienza interiore, è possibile comprendere meglio i suoi comportamenti, i suoi atteggiamenti e i suoi bisogni.
- Al secondo piano della casa c’è la condivisione di tenerezza e ammirazione. Quando si dice che per far durare una relazione “l’amore non basta” …è proprio vero! Affinché una relazione sia solida e duratura nel tempo, è necessario che l’amore, la stima e l’affetto che si prova per l’altra persona vengano espressi sia fisicamente che verbalmente.
- Al terzo piano c’è la capacità di volgersi l’uno verso l’altro invece di allontanarsi. In una relazione, è importante cercare intenzionalmente la vicinanza emotiva e fisica dell’altro. Allo stesso tempo, è fondamentale imparare a cogliere nel partner i segnali che ci comunicano il suo bisogno di vicinanza.
- Al quarto piano c’è la prospettiva positiva. Soprattutto nei momenti di difficoltà, o quando il partner si comporta in un modo che non ci piace o che delude le nostre aspettative, la capacità di contestualizzare quel comportamento e di fa prevalere gli aspetti positivi del partner e della relazione, fa la differenza.
- Al quinto piano c’è la competenza nella gestione dei conflitti: una relazione solida non è esente da conflitti, al contrario, è una relazione in cui i partner hanno imparato come disinnescare i litigi e come trovare insieme dei compromessi.
- Al sesto piano c’è il saper realizzare i propri progetti e sogni: una relazione può durare nel tempo se può rappresentare un luogo sicuro, all’interno del quale ciascuno può trovare motivazione, spinta e fiducia per la realizzazione dei propri desideri e progetti individuali.
- Al settimo piano c’è la creazione di valori e significati condivisi: non è importante che i partner condividano tutti i valori, ma sicuramente un framework condiviso di aspetti che per ciascuno sono rilevanti e significativi consente di costruire una progettualità a lungo termine.
Conclusioni
I coniugi Gottman hanno messo a punto un processo di intervento che, a partire da una valutazione iniziale, prosegue per la costruzione di un progetto terapeutico condiviso. Questo processo porta all’apprendimento di strumenti pratici per migliorare capacità di comunicazione e gestione dei conflitti.
Conoscere questi modelli di intervento consente allo psicologo/psicoterapeuta di approfondire il lavoro clinico con le coppie. Questo è possibile soprattutto attraverso un approccio integrato che include anche alcuni dei principi del Metodo Gottman. Se vuoi approfondire l’argomento, alcuni corsi in catalogo ti permettono di farlo.
Dai un’occhiata a: “Un approccio integrato alla terapia di coppia” e “Terapia per coppie in crisi acuta”.