La regolazione emotiva è una componente cruciale della pratica psicoterapeutica. Questo processo prende forma sin dalla prima infanzia e si sviluppa nel corso della vita grazie alle esperienze relazionali, alle competenze acquisite e al contesto socioculturale di riferimento. In questo articolo, esploreremo cos’è la regolazione emotiva e il suo ruolo chiave nella terapia psicologica. In particolare, capiremo anche come i terapeuti possono agire come regolatori emotivi.
Cosè la regolazione emotiva?
Con l’espressione “regolazione emotiva” ci riferiamo alla capacità di modulare l’esperienza emozionale, mantenendola all’interno di un livello tollerabile e funzionale, attraverso l’uso di strategie che permettano reazioni adattive e preservino la salute mentale (Gross, 1998).
Tale costrutto gioca un ruolo chiave nella salute mentale degli individui e ciò spiega come, in diverse patologie psichiatriche (come nel disturbo d’ansia, nei disturbi depressivi, nei disturbi alimentari, nel disturbo borderline di personalità e nel disturbo da stress post-traumatico) si riscontrino difficoltà nella modulazione dell’esperienza emozionale e, di conseguenza, il ricorso a strategie disfunzionali di regolazione emotiva (Gross, 1998).
In quest’ottica, la terapia e il terapeuta assumono un ruolo cruciale nel facilitare un processo di co-regolazione volto a promuovere il cambiamento e il benessere del paziente.

Quali sono le basi della regolazione emotiva?
Abbiamo compreso cos’è la regolazione emotiva e, come accennato, affonda le sue radici nello sviluppo infantile, quando il bambino, al fine di gestire i propri stati emotivi, fa capo alle sue figure di accudimento. Secondo Bowlby (1969), un attaccamento sicuro è fondamentale per lo sviluppo di una buona autoregolazione emotiva. A causa di esperienze di attaccamento problematiche, invece, si possono predisporre strategie di regolazione disfunzionali, come l’iperattivazione o l’evitamento, che persistono nell’età adulta (Schore, 2003).
Qual è il ruolo dell’alleanza terapeutica nella regolazione emotiva?
L’alleanza terapeutica, è una componente essenziale del lavoro terapeutico, che riveste un ruolo di primaria importanza nella regolazione emotiva del paziente.
Il primo a parlare di questo concetto fu Freud in Studi sull’isteria, definendolo come un atteggiamento del paziente di tipo collaborativo, in grado di accrescere la possibilità di risolvere i sintomi nevrotici. Fu poi Bordin (1979) a descriverlo come l’accordo sugli obiettivi terapeutici, il consenso sui compiti e il legame affettivo, considerando l’alleanza terapeutica uno dei predittori più affidabili del successo terapeutico: quando il paziente percepisce di potersi fidare del terapeuta, infatti, si crea uno spazio di sicurezza in cui esplorare le emozioni più difficili.
Quali sono le principali tecniche di regolazione emotiva?
Le tecniche da utilizzare al fine di promuovere la regolazione emotiva sono molteplici, ma ognuna di esse necessita di essere adattata alle caratteristiche di ciascun paziente. Alcune delle più efficaci includono:
- Mindfulness e grounding: La pratica della mindfulness aiuta il paziente a sviluppare consapevolezza del momento presente, riducendo la reattività emotiva. Tecniche di grounding, come la respirazione profonda o la focalizzazione sulle sensazioni corporee, invece, risultano particolarmente efficaci nella riduzione dell’iperattivazione.
- Finestra di tolleranza: Il terapeuta lavora per ampliare questa finestra, aiutando il paziente a riconoscere segnali di iperattivazione o disattivazione e a riportarsi a uno stato di equilibrio.
- Validazione emotiva: La validazione è una componente essenziale nel lavoro con pazienti che sperimentano stati emotivi intensi. Riconoscere e normalizzare le esperienze emotive aiuta il paziente a sentirsi compreso e supportato, riducendo aspetti come l’autocritica e la vergogna.

Il terapeuta può essere un modello di regolazione?
Il terapeuta non solo insegna tecniche di regolazione, ma serve anche come modello diretto attraverso il proprio comportamento emotivo durante le sessioni. Mantenendo una presenza calma e attenta, il terapeuta offre al paziente un esempio vivo di come gestire le emozioni in modo equilibrato e funzionale.
Quindi, una certa capacità di mantenere una presenza calma, centrata e consapevole durante le sedute, offre al paziente un esempio tangibile e concreto di come affrontare e gestire le emozioni in modo equilibrato. Attraverso la propria autoregolazione, il terapeuta contribuisce alla “sintonizzazione emotiva,” un processo che rafforza il senso di sicurezza e connessione del paziente (Siegel, 2012): rispondere con empatia, calma e comprensione di fronte all’espressione di emozioni difficili come rabbia, dolore o vergogna, fornisce implicitamente al paziente un esempio valido di come affrontare tali emozioni senza evitarle, né lasciarcisi sopraffare.
Facciamo un esempio:
Ipotizziamo il trattamento di un paziente affetto da disturbo d’ansia generalizzato: se proprio durante una seduta egli iniziasse a manifestare un forte senso di panico e difficoltà nel gestire l’intensità delle proprie emozioni, il terapeuta potrebbe intervenire guidandolo attraverso esercizi di respirazione profonda, così da stimolare il sistema nervoso parasimpatico e favorire uno stato di calma (Porges, 2011). Questa esperienza consentirebbe di ridurre l’ansia nell’immediato, ma gli insegnerebbe anche una strategia (da replicare autonomamente nella vita quotidiana) per rinforzare la propria capacità di auto- regolazione. In questo senso, il terapeuta agisce non solo come guida, ma anche come “specchio relazionale” (Fonagy & Target, 2002), favorendo la costruzione di risorse emotive che possano sostenere il soggetto ben oltre il contesto della terapia.
Conclusioni
In sintesi, cos’è la regolazione emotiva? Un fattore centrale in psicoterapia, che influenza profondamente il processo di crescita e guarigione del paziente. Possiamo affermare che la co-regolazione e la sintonizzazione emotiva si rivelino processi fondamentali per favorire un ambiente sicuro e accogliente, in cui esplorare e ristrutturare vissuti complessi. Ogni aspetto della terapia contribuisce alla costruzione di un ambiente sicuro e accogliente per il paziente. Attraverso l’integrazione delle emozioni, i pazienti sono guidati verso una maggiore comprensione di sé e una migliore qualità di vita.
Riferimenti bibliografici
- Bowlby, J. (1969). Attaccamento e perdita: Vol. 1. Attaccamento. Basic Books.
- Bordin, E. S. (1979). La generalizzabilità del concetto psicoanalitico di alleanza terapeutica.
- Psychotherapy: Theory, Research & Practice, 16(3), 252–260.
- Freud, S., & Breuer, J. (1892-1895). Studi sull’isteria.
- Gross, J. J. (1998). The emerging field of emotion regulation: An integrative review. Review of General Psychology, 2(3), 271–299.
- Horvath, A. O., Del Re, A. C., Flückiger, C., & Symonds, D. (2011). L’alleanza nella psicoterapia individuale. Psychotherapy, 48(1), 9–16.
- Kabat-Zinn, J. (1990). Vivere con pienezza il momento. Delacorte.
- Linehan, M. M. (1993). Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline di personalità. Guilford Press.
- Fonagy, P., & Target, M. (2002). Teorie psicoanalitiche: Prospettive dalla psicopatologia dello sviluppo. Whurr Publishers.
- Porges, S. W. (2011). La teoria polivagale: Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’auto-regolazione. Norton.
- Schore, A. N. (2003). Regolazione affettiva e la riparazione del sé. Norton.
- Siegel, D. J. (1999). La mente in sviluppo: Come le relazioni e il cervello interagiscono per formare chi siamo. Guilford Press.
- Siegel, D. J. (2012). La mente relazionale in evoluzione (2ª edizione). Guilford Press.
- Tronick, E. (2007). Lo sviluppo neurocomportamentale ed emotivo-sociale di neonati e bambini. Norton.

